Il diametro grande e la forcella TOOT T432, progettata per questo telaio con 445 mm di axle to crown, portano gli appoggi delle mani almeno otto centimetri sopra una 700C di taglia paragonabile. Al simulatore quella posizione ha dato una pedalata più efficiente e oltre il 10% di drag in meno, insieme a un comfort nella pedalata inparagonabile.
Il telaio ha stack ridottissimo. Il triangolo anteriore resta piccolo: reattivo e rigido.
È la logica low stack, small triangles delle bici da pista uscite dal laboratorio TOOT Racing, applicata a un corpo per cui di solito produce il risultato opposto. Qui lo stack è basso rispetto al diametro della ruota.
Il conto che una bici corta e rigida normalmente presenta – non assorbe, traziona poco, stanca – lo pagano la ruota e il passo. Diametro grande e interasse più lungo (solo 80mm) restituiscono il comfort che il triangolo corto toglierebbe.
La ruota porta gli appoggi otto centimetri più in alto
«Velocissima e molto stabile. Facile da guidare, e con tantissima trazione. L'aerodinamica è la naturale conseguenza della posizione che voglio.»
Felix Ritzinger
C’è un punto, in alto, dove i due foderi si allontanano in una curva che sembra eccessiva. Serve a far passare sessantaquattro millimetri di gomma, e questa è la parte che si capisce guardando.
Dentro quel tratto la sezione è disegnata perché il posteriore si schiacci sotto carico in una direzione decisa prima che il pezzo esista. Quella deformazione verticale è trazione: quando la ruota perde aderenza e il peso le torna sopra, lo schiacciamento è già previsto.
È la zona che ha richiesto più tempo di tutto il progetto, e la geometria di partenza viene dalla MUUR. In fotografia si vede come uno spazio vuoto fra due tubi.
TRITONE nasce HYPERBIKES: è stata sviluppata per un atleta che voleva esprimere al meglio il suo gesto in una gara durissima: la “Nedbank Burn Gravel”: Progettazione completa su specifica, un corpo alla volta.
La CLUB EDITION è la configurazione già testata e disponibile anche per te — stessa piattaforma da 32 pollici, gruppo Rotor 1×13 a gabbia lunga su drivetrain TOOT Engineering dedicato, prezzo chiuso. La geometria si disegna sulle quote di chi la ordina, anche a distanza.
Il dettaglio arriva al listino dopo che una gara l’ha tenuto. Mai prima.
Noi siamo pronti a progettare proprio la tua, tu sei pronto?
Oggi quell’idea ha il suo allestimento. Con ROTOR, partner storico di TOOT Engineering e del Reparto Corse, nasce la trasmissione elettronica ROTOR UNO 1×13 con drivetrain monocorona TOOT X-1, power meter integrato e cassetta TOOT INTELLAXS 11/42. La corona lavorata CNC da 7075T6 è suggerita in 48T ma puoi scegliere la soluzione più adatta allo sviluppo metrico ideale per le strade che percorri. .
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La soluzione definitiva, il presente e il futuro in una icona senza tempo.
Gli atleti TOOT Racing lo hanno sviluppato e portato in gara anni fa, quando sembrava una stranezza; oggi è la scelta dei professionisti.
La cassetta INTELLAXS 11/42 su corpetto SHIMANO HG11 esiste perché quella libertà, su strade vere e con dislivelli veri, serviva tutta.
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Telaio, forcella, seatpost e cockpit. Ruote e gruppo li scegli e li monti tu.
In opzione senza sovrapprezzo seatpost T1 in titanio e cockpit monoscocca M4.
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Vuoi scegliere il gruppo o montarne uno che hai già? Scegli FRAMESET&WHEELS
Frameset con cockpit e sella e ruote HOURGLASS HG65 RACEPROVEN.
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la bicicletta viaggia smontata frameset, gruppo, trasmissione, ruote fino a un centro di montaggio scelto da te, i cui tecnici vengono formati da TOOT Engineering per l’assemblaggio.
Preferisci la soluzione "monoscocca" senza rinunciare all'extra stack della soluzione TOOT M3? TOOT M4 YL è il cockpit che fa per te.
Migliora il comfort e scegli una estetica materica e elegante con il seatpost in titanio TOOT T2Ti con setback positivo
Se prima di confermare la tua scelta vuoi raccontarci di te per scoprire se TRITONE è la tua bici ideale prova HORAI® KAIROS
Oggi il monocorona su strada sta diventando una tendenza sempre più radicata nell’utilizzo sia road che gravel.
TOOT Engineering ha sviluppato una cassetta CNC a 13 velocità 11/42 che offre l’intera gamma rapporti di una doppia.
Aracnide THECLUB viene suggerita con corona 48T e cassetta TOOT THEJASON11/42 con uno sviluppo metrico minimo (con pneumatici da 28mm) di 2,43 metri corrispondenti esattamente allo sviluppo di un 34×30.
Ma se vuoi provare altre soluzioni sopri la rapportatura più adatta a te con il GEAR CALCULATOR di TOOT Engineering.
Sessantaquattro millimetri di gomma. La trazione. Corone 1x fino a 54 denti con chainline 47,5. E un Q factor stradale da 150, su un BB T47 da 86,5 a calotte interne.
Quattro richieste che competono per lo stesso volume: la gomma vuole la larghezza dove la corona deve passare, il Q factor stradale toglie lo spazio che servirebbe a entrambe, e il carro deve restare corto per tenere il peso dove nasce la trazione.
Il carro della TRITONE è stampato in 3D, ed è lì che i quattro vincoli si bilanciano. La sezione si mette dove serve — nei punti in cui la deformazione deve diventare trazione — e lascia libero il resto. Fatto di tubi e piastre, in quello spazio, lo stesso carro arriva a una strada di compromesso.
Titanio, con i tubi idroformati dal processo HydroFOURTi®: è quello che tiene insieme un passaggio ruota così e un crankset stradale.
"Quando ho provato la prima ARACNIDE non ho sentito l'esigenza di una bici "fatta apposta" per la salita. per noi corridori non è una questione di peso ma dei tanti chilometri che in un grande giro costringono A una posizione estremamente impegnativa. Per questo siamo partiti dallo studio della posizione ottimale in salita per dare la massima trazione a parità di potenza. quando ho provato il primo prototipo dotato del posteriore "pulling elbow" mi ha sorpreso quanto ero comodo in salita. e intendo comodo a spingere, a tenere alto il ritmo e la velocità quasi come fossi in pianura. "PULLING ELBOW" esalta la pedalata in salita molto più di un risparmio di peso: tu spingi, lei sale.
Giairo Ermeti (ex ciclista professionista)
«Deve essere una bici da corsa. Una vera bici da corsa.» Con questa frase, nel 2014, Giairo Ermeti chiede a Romolo Stanco di progettare la sua.
Non c’era un’azienda a cui rivolgersi, non c’era un catalogo, non c’era una commissione. C’erano due telai — uno per Giairo, uno per Romolo — caricati in macchina e portati sulle salite del Tour per vedere se funzionavano.
Funzionavano.
Marc Ryan, campione del mondo su pista neozelandese, entra nello sviluppo di Aracnide nel 2015 e ne fa la sua arma da criterium.
Il criterium è il banco di prova peggiore che esista per una bicicletta da strada: curve strette ripetute per un’ora, uscite in accelerazione, ruote a contatto, nessun momento in cui la bici può permettersi di essere approssimativa. Chi ci corre sente ogni cosa.
Ryan la definisce la bicicletta più reattiva e guidabile che avesse mai usato. Da lì la geometria dell’anteriore e il comportamento in appoggio diventano una linea di sviluppo permanente.
Alessandro Petacchi corre con il titanio TiRED, L’esperienza che la rende possibile, però, arriva da un’altra parte: la Cape Epic in Sudafrica, corsa in categoria élite con Francesco Chicchi su HEDERA in titanio, front con carro elastico e canna di ritorno in nichel-titanio. Arrivati al traguardo nelle prime cinquanta posizioni, zero problemi al telaio.
Una gara a tappe in fuoristrada insegna cose su una bici da strada che nessun test su asfalto restituisce: dove la struttura si stanca, cosa succede al comportamento quando il ciclista è esausto, quali parti vanno sovradimensionate e quali no.
L’ultracycler Paolo Aste macina migliaia di chilometri su Aracnide, e da quel lavoro nasce nel 2018 la versione ULTRA.
Qui la domanda cambia di natura. Su una gara di un giorno conta cosa fa la bicicletta; su una gara di più giorni conta cosa fa alla persona. Postura sostenibile, deformazioni controllate, punti di appoggio calcolati per ore che non si contano più.
Sulla versione in acciaio, Walter Cadamuro e Walter Tortoroglio vincono su percorsi che avrebbero messo in crisi qualsiasi telaio progettato sulla media.
Nessuna bici uguale.
Nessun ciclista uguale.
È la stessa cosa detta due volte.
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